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martedì 20 settembre 2011

Comeback Kid «Wake The Dead» [2005]


La band si forma nel 2000, come side project di alcune band hardcore di Winnipeg, Canada (Andrew Neufeld e Jeremy Hiebert, i quali erano entrambi membri dei Figure Four, si unirono ai loro amici Scott Wade e Kyle Profeta). La loro popolarità crebbe grazie al passaparola nell'ambiente Hardcore, l’idea era di mantenere la potenza e l’aggressività dell’hardcore e mischiarlo alle influenze dello skate punk tipico degli anni ’90.

Anche se la produzione dei Comeback Kid è assolutamente di tutto rispetto, 5 lavori al loro attivo, è nei loro live che sprigionano tutta la rabbia e la furia distruttiva.Wake The Dead” (Victory Records/2005) è un album che oggi è un must per qualsiasi appassionato di hardcore: veloce e aggressivo ma con singalong e melodie che non possono che sfiorare la perfezione.

spracchiativi i ricchie - - - > QUI

domenica 10 luglio 2011

Black Flag «Nervous Breakdown» [1978]


Alla fine del 1976, Glen "Spot" Lockett, un musicista di Hermosa Beach, futuro produttore e tecnico del suono dei Black Flag, fu assunto come tecnico in un piccolo studio di registrazione locale, il Media Art. Spot lavorava anche part-time al Garden of Eden, un ristorante vegetariano dove divenne amico di Greg Ginn, cliente fisso del posto, con il quale intratteneva infuocate discussioni sulla musica. Greg era così infoiato dal primo album dei Ramones che iniziò a suonare la chitarra in un proprio gruppo punk, i Panic.
I Panic erano composti da Greg, dal fratello Raymond "Pettibon" al basso, dal batterista Brian Migdol e dal focoso cantante Keith Morris, commesso in un negozio di dischi e figlio del re delle esche e dei galleggianti del molo di Hermosa.
Più o meno in quel periodo Greg comprò un ampli da Gary McDaniel, uno scoppiato della South Bay che suonava in una garage band, iWurm, e nel 1977 sostituì Pettibon, assumendo lo pseudonimo di Chuck Dukowski in onore del poeta Charles Bukowski. Qualche mese più tardi il disertore colombiano Robo, un immigrato illegaleche era arrivato nel '75 ed era rimasto anche quando il suo visto da studente era spirato, sostituì Migdol alla batteria (attivi fin dal '77, nell'estate '81 i Black Flag erano già arrivati al quarto cantante, e per l'estate '86, quando si sciolsero, avevano bruciato almeno 15 membri).
Nel gennaio del 1978 i Panic registrarono al Media Art il singolo Nervous Breakdown per l'etichetta Bomp! di Greg Shaw. Però, visto che la Bomp! sembrava più interessata al pawer pop di gruppi come Beat, Pop e 20/20, i Panic chiesero i nastri e li ottennero, poi vennero a sapere che in Gran Bretagna c'era già un gruppo punk che si chiamava Panic, quindi Pettibon propose di ribattezzarsi con il simbolo dell'anarchia, la bandiera nera. Greg e Chuk erano daccordo, anche perchè lo spray omonimo contro gli scarafaggi faceva subito venire in mente il nichilismo. Raymond, un ragazzo prodigio laureatosi a 19 anni alla UCLA, disegnò il famoso logo dei Black Flag con le sbarre....

INTO YOUR FLESH

sabato 2 luglio 2011

SS Decontrol «The Kids Will Have Their Say» [1982]


Alan Barile, giocatore di hockey e gran bevitore di birra della operaia Lynn, Pennsylvania, mutò pelle nell'81 dopo aver visto i Minor Threat all'Irving Plaza di New York e inventò quello che poi è diventato l'hardcore di Boston. Quasi tutti quelli coinvolti nel giro si sono conformati alla sua posizione estrema, Barile, testa rasata, militanza straight-edge e fisicità dalla serie non-faremo-prigionieri, esemplificava alla perfezione gli steriotipi dell'hardcore. Era il Pavarotti dello scontro fisico.
Gli SS Decontrol (Society Sistem Decontrol) fondati da Barile nel 1981, per circa un'anno furono incredibili. Sostenuti da una potente sezione ritmica, il bassista Jaime Sciarappa e il batterista Chris Foley, diventarono lengendari per i brutali riff di chitarra di Al e per i virulenti testi straight-edge che uscivano dalla gola esplosiva di uno dei grandi cantanti dell'hardcore, Phil "Springa" Springs, un rissoso che sapeva fare slamdance e stagediving come pochi.
L'album di debutto degli SSD, The Kids Will Have Their Say dell'82 (prima uscita dell'etichetta di Al, la X-Clame!) è considerato un classico.
Buon ascolto!!!

domenica 12 giugno 2011

Hüsker Dü «Land Speed Record » [1981]


Il trio, composto dal chitarrista Bob Mould, dal bassista Greg Norton e dal batterista Grant Hart, si formo` in Minnesota nel 1978.
Mould, arrivo` nel 1978 a St Paul (l'altra meta` di Minneapolis) per frequentare uno dei suoi college e ben presto divenne il controverso disc-jockey della radio locale e mise su un complessino per il suo compito in un corso di sociologia!. Quel complesso sarebbe diventato il piu` importante dei secondi anni '80 e avrebbe cambiato per sempre il corso della musica rock, imponendo nell'hardcore il lato privato, personale su quello pubblico, sociale.
Le prime esibizioni e i primi singoli (Statues del gennaio 1981 e In A Free Land) presentarono un hardcore canonico, ma il live Land Speed Record chiari` i veri intenti,  il sound era si` violentissimo, arroventato e assordante, come da manuale punk, ma dirottato da un'ideologia tardo-hippie verso un misticismo schizoide e nobilitato da liriche profondamente personali.
Il gruppo divenne rapidamente una sensazione a Minneapolis, appunto perche' suonava e cantava qualcosa di completamente diverso dalle solite raffiche di adrenalina. Anche se gli Husker Du compiono un prodigioso balzo di qualita` con il doppio Zen Arcade optiamo per il formato ancora ortodosso dell'hardcore di Land Speed Record  (17 brani in 26 minuti).
buon acsolto

domenica 6 marzo 2011

Government Issue «You» [1987]


Torniamo a parlare d'amore. L'album di oggi è dedicato alla storia tormentata e clandestina tra John Stabb, voce dei Government Issue, e una ragazza giovanissima*. Il sound è quello di un hardcore maturo, a tratti rock, potente, melodico e ispirato come non mai.

Il miglior lavoro della band più singolare della scena hardcore di Washington D.C. e uno dei dischi più sottovalutati dei tardi '80. Da ascoltare ad alto volume.

 Si scarica - - - - > QUI 

* Of world violence / Of media sex / Patriotic puppets / Bloodthirsty journalists / That's what young love's all about /  Of drug problems / Of Americana / Storybook houses / Gingerbread palaces / That's what young love's all about
(Young Love)

sabato 26 febbraio 2011

The Replacements «Let it be» [1984]


 Un grande paradosso ha attanagliato il rock’n’roll da Elvis ai giorni nostri. Proviamo a riassumerlo: io voglio essere «vero», nonostante sia parte dell'ingranaggio del music business. Con la rivoluzione punk, che molto aveva appreso dal situazionismo, questo paradosso ha persino assunto consapevolezza, assomigliando a quello che in psicanalisi si chiamerebbe «doppio legame». Siccome voglio essere vero, metto in scena la finzione della comunicazione. Ma per essere davvero autentici bisogna ostentare di essere «falsi» (come i Devo, che giocano a fare i rappresentanti di una corporation, con tanto di divise aziendali) o esasperare il senso di «realtà» (come certi gruppi Oi che mettono in scena parossisticamente la strada e i suoi conflitti)?

I Replacements venivano da Minneapolis e, prima di implodere, abitarono lo spazio che esiste tra verità e rappresentazione. Passarono dall’hardcore al rock mantenendo melodie oblique e canzoni sbilenche. Il disco della loro maturità riproduce significativamente quello di un classico: «Let it be».

Sono veri o finti? ---> Qui

venerdì 11 febbraio 2011

Black Eyes «S/T» [2003]


Sotto un fitto strato di urla e distorsioni pulsa il funky scarnificato dei Black Eyes. E visto che è impossibile parlare di una band Dischord senza citare i Fugazi, leviamoci il pensiero: i Black Eyes sono come i Fugazi, anzi no, i Black eyes non c'entrano proprio niente. :)
Un gran bel disco della terza generazione post-hc di Washington DC.

Verifica tu stesso scaricando da - - - - > Qui

lunedì 7 febbraio 2011

OFF! «First Four EPs» [2010]



Avete presente quel momento in cui, verso la fase calante della parabola tipica di un artista - e dopo avercela piallata con le minchiate sperimentali più insulse - si sente pronunciare la fatidica frase: "il prossimo disco sarà un ritorno alle origini"? MINCHIAFASTIIIIDIO! Ecco, con Keith Morris questo non succederà mai. La sua nuova creatura, gli "OFF!", macìna HC a randa, proprio come 30 anni fa. Cazzo, persino la copertina è di Raymond Pettybon!

Se state pensando che è tutto questo è patetico, scaricate e ricredetevi - - - - > Qui (RE-UP!)
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