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lunedì 26 settembre 2011
23 - di Hans-Christian Schmid , 1998
Germania, anni '80. Sulle tv fanno le loro prime comparse gli hackers del Chaos Computer Club che mettono a nudo l'insicurezza dei sistemi telematici. In un paese diviso in due, in un'epoca in cui il l'olocausto nucleare è dietro l'angolo, fanno la loro comparsa l'hacker Karl Koch e il suo amico Pengo. Ragazzo dall'infanzia difficile, ossessionato dalla trilogia degli Illuminati, Karl trova nei computer la porta verso le informazioni che cercava. "23" è un'attenta ricostruzione di quegli anni e della vita di Karl Koch che balzerà agli onori della cronaca per i suoi coinvolgimenti con il KGB, efficace nel farci immergere nella sua mente piena di paranoie e droghe.
Il film si avvale della collaborazione di alcuni membri del Chaos Computer Club, quindi niente intrusioni in sistemi dai mirabolanti colori tridimensionali, ma solo schermate color fosforo sui computer dell'epoca... molto toccante l'interpretazione del PDP11 sotto la piogga.
Il film in lingua crucca con sottotitoli italici lo trovi ----> QUI
Inoltre chi volesse approfondire le vicende di Karl Koch può leggere il libro "23" edito dalla Shake e la trilogia degli Illuminati sempre della stessa casa editrice.
mercoledì 20 luglio 2011
Little Joy «S/T» [2008] VS Kisses «The Heart of the Nightlife» [2010]
La sfida di oggi è un doppio classico. East Coast contro West Coast, acustica contro elettronica.
Il ring sul quale si confrontano i due contendenti è impalpabile, quasi platonico: l'estate. Per essere più (im)precisi, quel certo je-ne-sai-quoi che accompagna l'idea stessa dell'estate. Ricordi che affondano dolcemente, aspettative che emergono pian piano per poi rimescolarsi in quel tutto indistinto che è il mare. E' il confine tra il riposo e l'accidia, tra la felicità e la melanconia. Po esse piuma e po esse fero. Ma veniamo agli sfidanti.
All'angolo destro "Little Joy", band composta dal cantante/chitarrista brasiliano Rodrigo Amarante (Los Hermanos) e dai i newyorchesi Binki Shapiro e Fabrizio Moretti (batterista degli Strokes). L'album si colloca idealmente a largo degli Stati Uniti, a sud-est, in una isola sperduta dei caraibi.
Dall'oceano, il vento ci porta l'eco salmastro delle filastrocche dei Velvet Underground. Difficile immaginarli con i Television in spiaggia... chissà. Dopo tutto, forse anche i tossici vanno in vacanza. Ma le luci della città sono solo fantasmi lontani che si agitano oltre l'orizzonte. Il suono è qui e ora, un impercettibile labirinto fatto di giri di basso mentali e parti vocali rarefatte. Solo le chitarre ci tengono ancorati alla terraferma, ancora per poco.
Si scarica - - - > QUI
All'angolo sinistro, l'album "The Heart of the Nightlife". Misconosciuto duo losangelino, i Kisses provengono da un universo parallelo in cui i tardi eighties dei New Order scorrono in una metropoli della California. Il loro primo disco è una collezione di indolenti melodie pop e suggestioni vintage.
Suggestione anni '80 #1: siamo in un attico su un palazzo di vetro, imbucati in una festa di fighetti a Hermosa Beach, nella città degli Angeli. Restiamo in disparte a bere, almeno finchè il dj passa un pezzo decente. Suggestione anni '80 #2: seduti sul sedile posteriore di una Buick, stiamo tornando a casa dopo una notte in discoteca. L'effetto dell'MDMA è quasi svanito... guardiamo fuori dal finestrino, oltre le luci, verso l'oceano.
Si scarica - - - > QU
Il ring sul quale si confrontano i due contendenti è impalpabile, quasi platonico: l'estate. Per essere più (im)precisi, quel certo je-ne-sai-quoi che accompagna l'idea stessa dell'estate. Ricordi che affondano dolcemente, aspettative che emergono pian piano per poi rimescolarsi in quel tutto indistinto che è il mare. E' il confine tra il riposo e l'accidia, tra la felicità e la melanconia. Po esse piuma e po esse fero. Ma veniamo agli sfidanti.
All'angolo destro "Little Joy", band composta dal cantante/chitarrista brasiliano Rodrigo Amarante (Los Hermanos) e dai i newyorchesi Binki Shapiro e Fabrizio Moretti (batterista degli Strokes). L'album si colloca idealmente a largo degli Stati Uniti, a sud-est, in una isola sperduta dei caraibi.
Dall'oceano, il vento ci porta l'eco salmastro delle filastrocche dei Velvet Underground. Difficile immaginarli con i Television in spiaggia... chissà. Dopo tutto, forse anche i tossici vanno in vacanza. Ma le luci della città sono solo fantasmi lontani che si agitano oltre l'orizzonte. Il suono è qui e ora, un impercettibile labirinto fatto di giri di basso mentali e parti vocali rarefatte. Solo le chitarre ci tengono ancorati alla terraferma, ancora per poco.
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All'angolo sinistro, l'album "The Heart of the Nightlife". Misconosciuto duo losangelino, i Kisses provengono da un universo parallelo in cui i tardi eighties dei New Order scorrono in una metropoli della California. Il loro primo disco è una collezione di indolenti melodie pop e suggestioni vintage.
Suggestione anni '80 #1: siamo in un attico su un palazzo di vetro, imbucati in una festa di fighetti a Hermosa Beach, nella città degli Angeli. Restiamo in disparte a bere, almeno finchè il dj passa un pezzo decente. Suggestione anni '80 #2: seduti sul sedile posteriore di una Buick, stiamo tornando a casa dopo una notte in discoteca. L'effetto dell'MDMA è quasi svanito... guardiamo fuori dal finestrino, oltre le luci, verso l'oceano.
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domenica 10 luglio 2011
Black Flag «Nervous Breakdown» [1978]
Alla fine del 1976, Glen "Spot" Lockett, un musicista di Hermosa Beach, futuro produttore e tecnico del suono dei Black Flag, fu assunto come tecnico in un piccolo studio di registrazione locale, il Media Art. Spot lavorava anche part-time al Garden of Eden, un ristorante vegetariano dove divenne amico di Greg Ginn, cliente fisso del posto, con il quale intratteneva infuocate discussioni sulla musica. Greg era così infoiato dal primo album dei Ramones che iniziò a suonare la chitarra in un proprio gruppo punk, i Panic.
I Panic erano composti da Greg, dal fratello Raymond "Pettibon" al basso, dal batterista Brian Migdol e dal focoso cantante Keith Morris, commesso in un negozio di dischi e figlio del re delle esche e dei galleggianti del molo di Hermosa.
Più o meno in quel periodo Greg comprò un ampli da Gary McDaniel, uno scoppiato della South Bay che suonava in una garage band, iWurm, e nel 1977 sostituì Pettibon, assumendo lo pseudonimo di Chuck Dukowski in onore del poeta Charles Bukowski. Qualche mese più tardi il disertore colombiano Robo, un immigrato illegaleche era arrivato nel '75 ed era rimasto anche quando il suo visto da studente era spirato, sostituì Migdol alla batteria (attivi fin dal '77, nell'estate '81 i Black Flag erano già arrivati al quarto cantante, e per l'estate '86, quando si sciolsero, avevano bruciato almeno 15 membri).
Nel gennaio del 1978 i Panic registrarono al Media Art il singolo Nervous Breakdown per l'etichetta Bomp! di Greg Shaw. Però, visto che la Bomp! sembrava più interessata al pawer pop di gruppi come Beat, Pop e 20/20, i Panic chiesero i nastri e li ottennero, poi vennero a sapere che in Gran Bretagna c'era già un gruppo punk che si chiamava Panic, quindi Pettibon propose di ribattezzarsi con il simbolo dell'anarchia, la bandiera nera. Greg e Chuk erano daccordo, anche perchè lo spray omonimo contro gli scarafaggi faceva subito venire in mente il nichilismo. Raymond, un ragazzo prodigio laureatosi a 19 anni alla UCLA, disegnò il famoso logo dei Black Flag con le sbarre....
INTO YOUR FLESH
sabato 2 luglio 2011
SS Decontrol «The Kids Will Have Their Say» [1982]
Alan Barile, giocatore di hockey e gran bevitore di birra della operaia Lynn, Pennsylvania, mutò pelle nell'81 dopo aver visto i Minor Threat all'Irving Plaza di New York e inventò quello che poi è diventato l'hardcore di Boston. Quasi tutti quelli coinvolti nel giro si sono conformati alla sua posizione estrema, Barile, testa rasata, militanza straight-edge e fisicità dalla serie non-faremo-prigionieri, esemplificava alla perfezione gli steriotipi dell'hardcore. Era il Pavarotti dello scontro fisico.
Gli SS Decontrol (Society Sistem Decontrol) fondati da Barile nel 1981, per circa un'anno furono incredibili. Sostenuti da una potente sezione ritmica, il bassista Jaime Sciarappa e il batterista Chris Foley, diventarono lengendari per i brutali riff di chitarra di Al e per i virulenti testi straight-edge che uscivano dalla gola esplosiva di uno dei grandi cantanti dell'hardcore, Phil "Springa" Springs, un rissoso che sapeva fare slamdance e stagediving come pochi.
L'album di debutto degli SSD, The Kids Will Have Their Say dell'82 (prima uscita dell'etichetta di Al, la X-Clame!) è considerato un classico.
Buon ascolto!!!
lunedì 13 giugno 2011
Burst City - di Sogo Ishii, 1982
Un film che non ha radici nel cinema. L'ispirazione proviene da altrove: dai ritmi, dai suoni e dall'attitudine della scena punk. E' cinema liberato, che trascende le regole della forma.
L'azione si svolge in un Giappone post-apocalittico, un groviglio di aridi slum e autostrade devastate. Nella citta' esplosa chiunque è un punk, uno yakuza o uno sbirro corrotto. La mafia ha le idee chiare: per contenere la proliferazione delle le bande giovanili e ristabilire l'ordine nello slum bisogna costruire una bella centrale nucleare... e finalmente quei teppisti andranno a lavorare!
Rivolte di strada e guerre fra bande si susseguono incessanti. Potente, frenetico, bestiale, Burst City è una trasmissione proveniente dalla feccia del futuro.
Il film sta - - - - > QUI
sottotitoli italiani - - - > QUI
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domenica 12 giugno 2011
Hüsker Dü «Land Speed Record » [1981]
Il trio, composto dal chitarrista Bob Mould, dal bassista Greg Norton e dal batterista Grant Hart, si formo` in Minnesota nel 1978.
Mould, arrivo` nel 1978 a St Paul (l'altra meta` di Minneapolis) per frequentare uno dei suoi college e ben presto divenne il controverso disc-jockey della radio locale e mise su un complessino per il suo compito in un corso di sociologia!. Quel complesso sarebbe diventato il piu` importante dei secondi anni '80 e avrebbe cambiato per sempre il corso della musica rock, imponendo nell'hardcore il lato privato, personale su quello pubblico, sociale.
Le prime esibizioni e i primi singoli (Statues del gennaio 1981 e In A Free Land) presentarono un hardcore canonico, ma il live Land Speed Record chiari` i veri intenti, il sound era si` violentissimo, arroventato e assordante, come da manuale punk, ma dirottato da un'ideologia tardo-hippie verso un misticismo schizoide e nobilitato da liriche profondamente personali.
Il gruppo divenne rapidamente una sensazione a Minneapolis, appunto perche' suonava e cantava qualcosa di completamente diverso dalle solite raffiche di adrenalina. Anche se gli Husker Du compiono un prodigioso balzo di qualita` con il doppio Zen Arcade optiamo per il formato ancora ortodosso dell'hardcore di Land Speed Record (17 brani in 26 minuti).
buon acsolto
giovedì 2 giugno 2011
Warne Marsh Quartet «Live in Berlin» [1980]
By
PETER MADSEN
One of my first great musical experiences in New York happened shortly after I had arrived here in 1980. I was rehearsing once a week with a band co-led by trumpeter Manny Duran and singer Carla White up in Breton Hall on 86th street and Broadway. During one of the rehearsals a shy thin gray haired man with a goatee walked in the room with a tenor saxophone and began to play with us. We were playing something like Tad Dameron's Hot House and this old guy begins to improvise like I had never heard before. With a sound that reminded me of Lester Young his lines came out snakelike weaving around smoothly, crossing over barlines with ease and playing amazingly complex rhythms throughout. This is what jazz is about I thought - improvising music in a completely unique style with a sense of exploration and risk taking. He was a musical tightrope walker keeping me in suspense as to what he would do next. Fantastic! After the piece was finished I was introduced to the one and only Warne Marsh.
Shortly after this rehearsal I received a phone call from Warne inviting me over to his studio for a session. I was thrilled with the idea of getting a chance to play with this musical genius and I was curious as to what music he would want to play. At first Warne just called standards like God Bless the Child and Just You Just Me, but then he wanted to play some Charlie Parker compositions and other bop masterpieces. I felt as if he were testing me and finally near the end of the session Warne pulled out some very difficult and twisted music written by Lennie Tristano and Lee Konitz, pieces like Subconscious Lee and Lennies Pennies. I had never played such complicated bebop music before. I noticed that these pieces sounded very similar to Warnes style of improvising with their unusual rhythms and across the bar-line phrases. I took the music home and began working on it as Warne wanted to play again the following week and I also decided I had better go out and buy some recordings of this amazing music to find out what it should sound like and who these musicians were. I knew of Lee Konitz from the Birth of the Cool recordings with Miles Davis and I had heard about the great blind pianist Lennie Tristano but I really never knew anything about Warne....
here here and here
sabato 21 maggio 2011
Sade «Diamond Life» [1984]
According to bonghits4christ the music of Sade is ideal for dads in the company of their lady. The initiator of that unfortunate thread was instead suggesting the band is actually best enjoyed when stoned. But that applies to any kind of music, let me add.
Helen Folasade Adu aka Sade was, and probably still is, a premium pothead who used weed to fuel her creativity. Even though she claimed she had quit the habit in 1995 when pregnant of her daughter, 2 years later she was arrested in Jamaica. She had refused to bribe the local police, who caught her speeding in her car, which was packed with a few weed buds. She was officially charged, but no jail though, phew.
Back to Diamond Life, the band's debut album. Unbelievably it wasn't an immediate success. But today it sounds as fresh as a new release, and with a 2-hit combo like that straight at the beginning, you can be sure its now established fame will never fade away. And that sax, oh that sax!
Light up the blunt, summon your lady and - - - > enjoy.
domenica 17 aprile 2011
The Barracudas «Drop Out» [1981]
The principle of heterogenesis of purpose is powerful and unpredictable. It refers to the unintentional consequences of intentional actions. Imagine a US mid-westerner who is concerned for the future of his offspring, votes Republican at the presidential elections on the base of that concern, only to elect G.W. Bush who will send his son to die in a bloody oil war. That's the scary side of it.
In my case, it helped me discover an awesome band. Last summer i was at a music festival in a small hilltop village. It was getting rather windy and kind of cold, and my 2-year old daughter was shivering in her pushchair. I had to do something. Then i bumped into a T-shirt stand run by a middle-age couple of frikkettoni, the Italian word for hippies and tree huggers.
I was immediately attracted by a striking purple T-shirt with a yellow print of a long fish and the words The Barracudas. It was love at first sight. The vendors complimented me for my choice (they were talking bout the music), and i wore the T-shirt straight away, covering my daughter with the long-sleeved shirt i had on until then.
As soon as i got the chance i googled the name of the band, to discover they are the epitome of the most laid back subgenre of rock and roll: surf punk. Gone the NO FUTURE attitude of the late seventies, surf punk is all about getting the most out of here and now. Summer Fun is the opening track of the album and the most famous hit of the band. I think that says it all.
Try and have some - - - > fun, no matter what you do.
Via http://best-keptsecrets.blogspot.com
domenica 20 marzo 2011
Dos «Uno Con Dos» [1989]
The beginnings of Dos (pronounced like the word "dose" but it's actually the spanish word for "two") go back to the fall of 1985, while the Minutemen were still actually a group. It was to be Watt's first ever side project. Black Flag had earlier that year (in may) been on tour and had the Minutemen open up for about a week. Kira was Black Flag's bassist at the time and was asked by Mike Watt (Minutemen bassist) if she would be interested in jamming in a two-bass-only situation. [...]
Dos songs have come from jams, from lyrics given to them, are covers of great female vocalists they admire, the songs come from other bands they have played in, are written together, are written with one writing both bass lines, just about any way a song can come about, they have. they think of Dos as very punk rock, as there are no other bands anything like it. Also because they pay no heed to genres or fads, and don't care if people can't get the weirdness of their thing.
from Dos bio - January, 2003 (written by both Mike and Kira)
If you think the bass is easy, just click - - - - > HERE ...and think again
giovedì 17 marzo 2011
Linton Kwesi Johnson «Bass Culture» [1980]
You can bet your right bollix that LKJ has read C.R.R. James' minor masterpiece Beyond a Boundary, an essay on how West Indians developed a national identity, and a class consciousness, through cricket, THE sport of their British rulers. From there on, the never-ending history of decolonization brought us change, progress, and good music.
Linton Kwesi Johnson does not sing. He recites what has been officially awarded as contemporary poetry, chanted along strong bass lines and unmistakable roots reggae sounds heavily dubbed in studio. This album is dedicated to Blair Peach, antifascist activist killed in London by the police at a rally in protest against a meeting of the British National Front
Get yourself some (bass) culture, - - - - > here.
(Via theboxandtheghostinit.blogspot.com)
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Puoi giocarti una palla che LKJ abbia letto il piccolo capolavoro di CRR James Giochi Senza Frontiere, un saggio su come gli abitanti delle Indie Occidentali abbiano raggiunto una identità nazionale, e una coscienza di classe, attraverso il cricket, lo sport dei loro governanti britannici. Da lì in poi, la storia infinita della decolonizzazione ci ha portato cambiamento, progresso, e tanta buona musica.
Linton Kwesi Johnson non canta. Recita quella che è stata ufficialmente premiata come poesia contemporanea, modulando su forti linee di basso e inconfondibili suoni roots reggae pesantemente doppiati in studio. Questo album è dedicato a Blair Peach, militante antifascista ucciso a Londra dalla polizia durante una manifestazione per protestare contro una riunione del British National Front.
Fatti un po' di cultura, - - - - > qui.
domenica 13 marzo 2011
AA.VV. «Decoder OST» [1984] VS Devo «EZ Listening Disc» [1987]
Nata negli anni '60 per il circuito delle radio generaliste, la "easy listening" è stata spogliata lentamente di ogni possibile appiglio per l'attenzione umana, fino ad evolvere nella cosiddetta "Muzak", un amorfo tappeto sonoro per ascensori, ristoranti e grandi magazzini.
Il soundclash di oggi porta sul ring due interessanti ricerche su questa affascinante forma di non-musica.
AA.VV. «Decoder OST» [1984]
All'angolo destro, la colonna sonora del cult movie di Klaus Maeck, "Decoder".
FM Einheit (percussionista degli Einstürzende Neubaten) è un giovane punk che scopre il nesso tra la musica usata come sottofondo in un fast-food e il lavaggio del cervello di massa. I suoni edulcorati e rassicuranti emessi dagli altoparlanti del ristorante sottendono complessi messaggi subliminali volti al mantenimento forzato della pace sociale: l'equivalente sonoro del Prozac, diffuso su larga scala. FM, con l'aiuto di William S. Burroughs e Genesis P. Orridge, decide di sviluppare una anti-Muzak, all'interno della quale il messaggio risulti completamente sovvertito. E dunque, poichè nell'incubo di FM la forma diviene tragicamente sostanza, i suoni originali registrati al fast-food vanno riprodotti a velocità sbagliata, infarciti di rumore e voci animalesche, o mescolati con l'audio di rivolte di piazza. La anti-Muzak funziona, e...
E' un medicinale, può avere effetti collaterali anche gravi, leggere attentamente le avvertenze prima di scaricare - - - - > QUI
= = =
Devo «EZ Listening Disc» [1987]
All'angolo sinistro, per un peso complessivo di oltre 900 libbre, i campioni del detournament semantico, signore e signori, i Devo.
"EZ Listening Disc" è una raccolta di successi dei quattro mattacchioni di Akron (Ohio), reinterpretati dalla stessa band in versione strumentale e in chiave "ez listening". Mantenendo il parallelismo con l'album precedente, si potrebbe dire che l'idea dei Devo è quella di pervertire, invece che sovvertire, la Muzak al proprio volere. Se il risultato del progetto Decoder è una bizzarra propaggine dell'industrial, l'album dei Devo si attiene rigidamente alle sonorità "easy", avvelenandone il messaggio in maniera più subdola. Si tratta di musica ambientale, certo, ma esattamente, qual'è l'ambientazione evocata? Chi sono i clienti del fast food dei Devo?
Scopritelo - - - - > QUI
Il soundclash di oggi porta sul ring due interessanti ricerche su questa affascinante forma di non-musica.
AA.VV. «Decoder OST» [1984]
All'angolo destro, la colonna sonora del cult movie di Klaus Maeck, "Decoder".
FM Einheit (percussionista degli Einstürzende Neubaten) è un giovane punk che scopre il nesso tra la musica usata come sottofondo in un fast-food e il lavaggio del cervello di massa. I suoni edulcorati e rassicuranti emessi dagli altoparlanti del ristorante sottendono complessi messaggi subliminali volti al mantenimento forzato della pace sociale: l'equivalente sonoro del Prozac, diffuso su larga scala. FM, con l'aiuto di William S. Burroughs e Genesis P. Orridge, decide di sviluppare una anti-Muzak, all'interno della quale il messaggio risulti completamente sovvertito. E dunque, poichè nell'incubo di FM la forma diviene tragicamente sostanza, i suoni originali registrati al fast-food vanno riprodotti a velocità sbagliata, infarciti di rumore e voci animalesche, o mescolati con l'audio di rivolte di piazza. La anti-Muzak funziona, e...
E' un medicinale, può avere effetti collaterali anche gravi, leggere attentamente le avvertenze prima di scaricare - - - - > QUI
= = =
Devo «EZ Listening Disc» [1987]
All'angolo sinistro, per un peso complessivo di oltre 900 libbre, i campioni del detournament semantico, signore e signori, i Devo.
"EZ Listening Disc" è una raccolta di successi dei quattro mattacchioni di Akron (Ohio), reinterpretati dalla stessa band in versione strumentale e in chiave "ez listening". Mantenendo il parallelismo con l'album precedente, si potrebbe dire che l'idea dei Devo è quella di pervertire, invece che sovvertire, la Muzak al proprio volere. Se il risultato del progetto Decoder è una bizzarra propaggine dell'industrial, l'album dei Devo si attiene rigidamente alle sonorità "easy", avvelenandone il messaggio in maniera più subdola. Si tratta di musica ambientale, certo, ma esattamente, qual'è l'ambientazione evocata? Chi sono i clienti del fast food dei Devo?
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domenica 6 marzo 2011
Government Issue «You» [1987]
Torniamo a parlare d'amore. L'album di oggi è dedicato alla storia tormentata e clandestina tra John Stabb, voce dei Government Issue, e una ragazza giovanissima*. Il sound è quello di un hardcore maturo, a tratti rock, potente, melodico e ispirato come non mai.
Il miglior lavoro della band più singolare della scena hardcore di Washington D.C. e uno dei dischi più sottovalutati dei tardi '80. Da ascoltare ad alto volume.
Si scarica - - - - > QUI
* Of world violence / Of media sex / Patriotic puppets / Bloodthirsty journalists / That's what young love's all about / Of drug problems / Of Americana / Storybook houses / Gingerbread palaces / That's what young love's all about
(Young Love)
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sabato 26 febbraio 2011
The Replacements «Let it be» [1984]
Un grande paradosso ha attanagliato il rock’n’roll da Elvis ai giorni nostri. Proviamo a riassumerlo: io voglio essere «vero», nonostante sia parte dell'ingranaggio del music business. Con la rivoluzione punk, che molto aveva appreso dal situazionismo, questo paradosso ha persino assunto consapevolezza, assomigliando a quello che in psicanalisi si chiamerebbe «doppio legame». Siccome voglio essere vero, metto in scena la finzione della comunicazione. Ma per essere davvero autentici bisogna ostentare di essere «falsi» (come i Devo, che giocano a fare i rappresentanti di una corporation, con tanto di divise aziendali) o esasperare il senso di «realtà» (come certi gruppi Oi che mettono in scena parossisticamente la strada e i suoi conflitti)?
I Replacements venivano da Minneapolis e, prima di implodere, abitarono lo spazio che esiste tra verità e rappresentazione. Passarono dall’hardcore al rock mantenendo melodie oblique e canzoni sbilenche. Il disco della loro maturità riproduce significativamente quello di un classico: «Let it be».
giovedì 17 febbraio 2011
The Fluid «Clear Black Paper» [1989]
Se anche tu nel 1989 non avevi la più squallida idea di chi fossero i The Fluid, ma nondimeno hai indossato camicie di flanella a quadrettoni per buona parte del decennio successivo, oggi che è morto il chitarrista puoi colmare la lacuna diventando fan postumo.
Con ----> questo disco "i più punkettosi tra i gruppi grunge" (secondo la definizione di Wllfully Obscure), assursero all'olimpo Sub Pop.
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