Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post

giovedì 1 dicembre 2011

Aa. Vv. "11/22/63 Un-Official Soundtrack" [2011]



This soundtrack has been compiled following songs that appear in Stephen King’s novel “11/22/63”. All songs in this playlist are part of the plot and are mainly located in the Usa of 50 years ago, except for the first (by Jello Biafra and Mojo Nixon), which speaks of the nostalgia for the golden age (that never existed) of the fifties and works as an introduction to some of the themes of the book. Happy reading and happy listening.

Questa colonna sonora è stata compilata seguendo le canzoni che Stephen King cita nel suo romanzo “22/11/’63”. Tutte le canzoni di questa playlist sono parte della trama e sono ambientate negli Stati uniti di 50 anni fa, ad eccezione della prima (di Jello Biafra e Mojo Nixon), che parla della nostalgia per l'età aurea (che non è mai esistita) degli anni cinquanta e che funziona benissimo da introduzione ad alcuni dei temi del libro. Buona lettura e buon ascolto.

Jump in the rabbit hole ---> HERE

venerdì 14 ottobre 2011

Beck «Guerolito» [2005]

Beck is that kind of artist that can be as mainstream as Lady Ga Ga, and yet keep an indie attitude like Jack Black when he performs in Tenacious D. No wonder the guys are buddies.

Beck is also the first person I've ever heard of being born a scientologist. His mum and dad have been early followers of the Hubbard, and hence baby Beck was brought up according to the rules of Dianetics.

This has probably nothing to do with the great and varied music he's been delivering since the early 1990s, and certainly nothing to do with Guerolito, a second version of his comeback album Guero. The lullabies, ballads and anti-folk-once-removed songs of his 6th album are completely remixed and revamped by people such as Air, Boards of Cananda, and Diplo.

It's totally fucked up, you'll love it.

lunedì 10 ottobre 2011

Ry Cooder «Pull up some dust and sit down» [2011] VS Mariachi El Bronx «II» [2011]

Nella migliore tradizione dei soundclash di Ciotoni, eccovi servito un duello a colpi di chitarre latineggianti, tradizioni rivisitate e fottuto rock'n'roll. Sono due dischi usciti negli ultimi mesi di questo 2011.
Giusto il tempo di mandare giù un cicchetto di torcibudella e cominciano i combattimenti. Volteggia in aria la monetina, un quarto di dollaro per decidere chi salirà prima sul palco.
E' croce. Avanti il primo.



Ad aprire il contest ecco Ry Cooder, vecchia volpe della slide guitar. Molti di voi lo ricorderanno per la colonna sonora di «Paris, Texas», cui hanno fatto seguito le collaborazioni coi Rolling Stones e - più di recente - una trilogia sulla storia sotterranea della California. Potete giurarci amici, quel vecchio satanasso del buon vecchio Ry, mi prenda un colpo, è cieco di un occhio ma che ha la vista lunga. E sforna questo album, un concept dedicato alla crisi che attacca i banchieri («Almeno Jesse James non prendeva le case alla gente»), lesuona agli speculatori e rivendica il potere per i Nostri (il brano dal titolo «John Lee Hooker for president» è tutto un programma).

Ascolta e giudica «Pull up some dust and sit down» ---> QUI 



Ma passiamo agli avversari. Servirebbero tutte le botti del reggimento di stanza a Santa Fe per dissetare questi maldidos... Peste! I nostri sfidanti sono giovani, sfrontati e ridanciani. Ecco che arrivano agitando i loro guitarones e strisciando gli stivaloni sulla dannata polvere di questa terra bruciata dal sole.
Sono i Mariachi El Bronx. Fino a qualche anno fa suonavano hardcore in quel di Los Angeles, poi si sono convertiti sulla via di Tijuana e hanno preso a suonare musica mariachi, con rispetto e voglia di sperimentare. Questo è il loro secondo album (del primo disco abbiamo già parlato qui). Hanno fatto progressi e si sono ormai impadroniti del genere. 

                                 Descargas «Mariachi El Bronx II», Cabròn! ---> AQUI


domenica 2 ottobre 2011

Mingus, Hawes, Richmond, «Three» [1957]


Una incisione del tutto peculiare di Mingus, a fianco del suo fidato batterista Dannie Richmond, incontra un vecchio sodale dei tempi del be-bop: il pianista  Hampton Hawes. A differenza di altre incisioni in trio, qui Mingus non egemonizza le procedure del trio, si esibisce in  numerosi soli, ma rispetta la costruzione melodica e il grande senso dello swing di Hawes. Tra tutte le tracce svetta una straordinaria versione di Laura, tempo medio, molto swingante, ma assolutamente touching, l'accompagnamento di Hawes al solo di Mingus la dice lunga sull'energia e la quadratura metrica del pianista. Da manuale il tema e il solo di Mingus in I can't get started e la sua intro in Summertime, pezzo preso a tempo sostenuto, che con il pedale di intro rende il tutto molto peculiare. Mi dispiace solo per le casse del vostro computer, per l'mp3 che taglierà le frequenze del piatto di Richmond, come fare a gustare la nuvola di swing del batterista? Un'altra triste conseguenza dell'avvento dell'informatica. 

Si scarica - - - > QUI

sabato 17 settembre 2011

Slim Cessna's Auto Club «American Country Music Changed Her Life» [1998]


Non se ne trova più in giro di roba buona come questa. Ai vecchi tempi, giù a Denver - Colorado - il vecchio Slim e i suoi trovarono la formula magica del country moderno. Un delicato equilibrio tra le suggestioni bibliche del profondo sud, il sarcasmo dei punks di città e il classico mito americano del ribelle/perdente. Alcuni noti componenti della band hanno proseguito in una direzione ben precisa: Dave Eugene Edwards (Sixteen Horsepower, Woven Hand) a raccontare storie di peccato e redenzione e il tenebroso Jay Munly (Lee Lewis Harlots, Devotchka) a costruire il sound del nuovo gotico americano. Nessuno di loro ha mai raggiunto la lieve armonia della "band che suona nel bar alla fine del mondo".

Yyyyyyy-haaa! - - - > QUI

mercoledì 20 luglio 2011

Little Joy «S/T» [2008] VS Kisses «The Heart of the Nightlife» [2010]

La sfida di oggi è un doppio classico. East Coast contro West Coast, acustica contro elettronica.

Il ring sul quale si confrontano i due contendenti è impalpabile, quasi platonico: l'estate. Per essere più (im)precisi, quel certo je-ne-sai-quoi che accompagna l'idea stessa dell'estate. Ricordi che affondano dolcemente, aspettative che emergono pian piano per poi rimescolarsi in quel tutto indistinto che è il mare. E' il confine tra il riposo e l'accidia, tra la felicità e la melanconia. Po esse piuma e po esse fero. Ma veniamo agli sfidanti.


All'angolo destro "Little Joy", band composta dal cantante/chitarrista brasiliano Rodrigo Amarante (Los Hermanos) e dai i newyorchesi Binki Shapiro e Fabrizio Moretti (batterista degli Strokes). L'album si colloca idealmente a largo degli Stati Uniti, a sud-est, in una isola sperduta dei caraibi.
Dall'oceano, il vento ci porta l'eco salmastro delle filastrocche dei Velvet Underground. Difficile immaginarli con i Television in spiaggia... chissà. Dopo tutto, forse anche i tossici vanno in vacanza. Ma le luci della città sono solo fantasmi lontani che si agitano oltre l'orizzonte. Il suono è qui e ora, un impercettibile labirinto fatto di giri di basso mentali e parti vocali rarefatte. Solo le chitarre ci tengono ancorati alla terraferma, ancora per poco.

Si scarica - - - > QUI


All'angolo sinistro, l'album "The Heart of the Nightlife". Misconosciuto duo losangelino, i Kisses provengono da un universo parallelo in cui i tardi eighties dei New Order scorrono in una metropoli della California. Il loro primo disco è una collezione di indolenti melodie pop e suggestioni vintage.
Suggestione anni '80 #1: siamo in un attico su un palazzo di vetro, imbucati in una festa di fighetti a Hermosa Beach, nella città degli Angeli. Restiamo in disparte a bere, almeno finchè il dj passa un pezzo decente. Suggestione anni '80 #2: seduti sul sedile posteriore di una Buick, stiamo tornando a casa dopo una notte in discoteca. L'effetto dell'MDMA è quasi svanito... guardiamo fuori dal finestrino, oltre le luci, verso l'oceano.

Si scarica - - - > QU

domenica 17 luglio 2011

Heartbreakers «L.A.M.F.» [1977]


Johnny Thunders e` una delle figure piu` importanti del rinascimento rock and roll degli anni '70 che portera` al punk-rock.
Thunders aggiorno` a una nuova era la figura del loner/loser disperato che e` tipica della cultura Americana, e che avrebbe funto da fondamenta morale per il decennio successivo.
Rivalutando il rock duro e sporco degli anni '60 e lanciando il rock per omosessuali, Thunders contribuiti` in modo determinante all'emancipazione del rock decadente dagli stereotipi dell'istrionismo fine a se stesso.
Dopo aver formato i New York Dolls (complesso di travestiti per eccellenza), a New York nel 1971 (quando gli Actress di Thunders incontrarono il cantante David Johansen) nel 1975, con Jerry Nolan alla batteria e la complicità di Richard Hell (già nei Neon Boys, i futuri Television), fondò gli Heartbreakers, incarnando alla perfezione il ruolo della band perdente, come provano sia la povertà di consensi raccolti (per ottenere un contratto discografico furono obbligati ad emigrare in Inghilterra) e sia la singolare circostanza che entrambi i fondatori abbiano pagato con la prematura scomparsa la loro vita spericolata. Senza contare le frequenti ed effimere ricostruzioni, l'attività degli "spezzacuori" è durata solo tre anni, abbastanza, comunque, per confezionare un album di rock'n'roll aspro, secco e diretto cui il tempo regalerà la qualificadi classico.

LIKE A MOTHER FUCKER

domenica 10 luglio 2011

Black Flag «Nervous Breakdown» [1978]


Alla fine del 1976, Glen "Spot" Lockett, un musicista di Hermosa Beach, futuro produttore e tecnico del suono dei Black Flag, fu assunto come tecnico in un piccolo studio di registrazione locale, il Media Art. Spot lavorava anche part-time al Garden of Eden, un ristorante vegetariano dove divenne amico di Greg Ginn, cliente fisso del posto, con il quale intratteneva infuocate discussioni sulla musica. Greg era così infoiato dal primo album dei Ramones che iniziò a suonare la chitarra in un proprio gruppo punk, i Panic.
I Panic erano composti da Greg, dal fratello Raymond "Pettibon" al basso, dal batterista Brian Migdol e dal focoso cantante Keith Morris, commesso in un negozio di dischi e figlio del re delle esche e dei galleggianti del molo di Hermosa.
Più o meno in quel periodo Greg comprò un ampli da Gary McDaniel, uno scoppiato della South Bay che suonava in una garage band, iWurm, e nel 1977 sostituì Pettibon, assumendo lo pseudonimo di Chuck Dukowski in onore del poeta Charles Bukowski. Qualche mese più tardi il disertore colombiano Robo, un immigrato illegaleche era arrivato nel '75 ed era rimasto anche quando il suo visto da studente era spirato, sostituì Migdol alla batteria (attivi fin dal '77, nell'estate '81 i Black Flag erano già arrivati al quarto cantante, e per l'estate '86, quando si sciolsero, avevano bruciato almeno 15 membri).
Nel gennaio del 1978 i Panic registrarono al Media Art il singolo Nervous Breakdown per l'etichetta Bomp! di Greg Shaw. Però, visto che la Bomp! sembrava più interessata al pawer pop di gruppi come Beat, Pop e 20/20, i Panic chiesero i nastri e li ottennero, poi vennero a sapere che in Gran Bretagna c'era già un gruppo punk che si chiamava Panic, quindi Pettibon propose di ribattezzarsi con il simbolo dell'anarchia, la bandiera nera. Greg e Chuk erano daccordo, anche perchè lo spray omonimo contro gli scarafaggi faceva subito venire in mente il nichilismo. Raymond, un ragazzo prodigio laureatosi a 19 anni alla UCLA, disegnò il famoso logo dei Black Flag con le sbarre....

INTO YOUR FLESH

sabato 2 luglio 2011

SS Decontrol «The Kids Will Have Their Say» [1982]


Alan Barile, giocatore di hockey e gran bevitore di birra della operaia Lynn, Pennsylvania, mutò pelle nell'81 dopo aver visto i Minor Threat all'Irving Plaza di New York e inventò quello che poi è diventato l'hardcore di Boston. Quasi tutti quelli coinvolti nel giro si sono conformati alla sua posizione estrema, Barile, testa rasata, militanza straight-edge e fisicità dalla serie non-faremo-prigionieri, esemplificava alla perfezione gli steriotipi dell'hardcore. Era il Pavarotti dello scontro fisico.
Gli SS Decontrol (Society Sistem Decontrol) fondati da Barile nel 1981, per circa un'anno furono incredibili. Sostenuti da una potente sezione ritmica, il bassista Jaime Sciarappa e il batterista Chris Foley, diventarono lengendari per i brutali riff di chitarra di Al e per i virulenti testi straight-edge che uscivano dalla gola esplosiva di uno dei grandi cantanti dell'hardcore, Phil "Springa" Springs, un rissoso che sapeva fare slamdance e stagediving come pochi.
L'album di debutto degli SSD, The Kids Will Have Their Say dell'82 (prima uscita dell'etichetta di Al, la X-Clame!) è considerato un classico.
Buon ascolto!!!

domenica 12 giugno 2011

Hüsker Dü «Land Speed Record » [1981]


Il trio, composto dal chitarrista Bob Mould, dal bassista Greg Norton e dal batterista Grant Hart, si formo` in Minnesota nel 1978.
Mould, arrivo` nel 1978 a St Paul (l'altra meta` di Minneapolis) per frequentare uno dei suoi college e ben presto divenne il controverso disc-jockey della radio locale e mise su un complessino per il suo compito in un corso di sociologia!. Quel complesso sarebbe diventato il piu` importante dei secondi anni '80 e avrebbe cambiato per sempre il corso della musica rock, imponendo nell'hardcore il lato privato, personale su quello pubblico, sociale.
Le prime esibizioni e i primi singoli (Statues del gennaio 1981 e In A Free Land) presentarono un hardcore canonico, ma il live Land Speed Record chiari` i veri intenti,  il sound era si` violentissimo, arroventato e assordante, come da manuale punk, ma dirottato da un'ideologia tardo-hippie verso un misticismo schizoide e nobilitato da liriche profondamente personali.
Il gruppo divenne rapidamente una sensazione a Minneapolis, appunto perche' suonava e cantava qualcosa di completamente diverso dalle solite raffiche di adrenalina. Anche se gli Husker Du compiono un prodigioso balzo di qualita` con il doppio Zen Arcade optiamo per il formato ancora ortodosso dell'hardcore di Land Speed Record  (17 brani in 26 minuti).
buon acsolto

martedì 31 maggio 2011

Albert Ayler «Rarities» [1964-1970]


Here's most of the material that's left unreleased officially after the massive "Holy Ghost" set that came out seven years ago (gee, it's been that long!?) - this consists mainly of two more sets from the November 1966 tour in Europe, as well as the outtake that was on the original pressings of ESP'-Disk 1002 and a stray cut still left in the can from the July 1970 St. Paul de Vence recordings. The final track was omitted from "Holy Ghost" under the assumption that Ayler wasn't present (Frank Smith would be the soloist all the way) - it's included for completeness' sake.

You can get it now, clicking - - - > Here (Part I), - - - > Here (Part II), and - - - > Here (Part III) (via ubu roi)

sabato 14 maggio 2011

Idiocracy - di Mike Judge, 2006

"Cosa accadrà se le meteoriti non si abbatteranno sulla terra?
Se i cristiani non saranno colti dall’Estasi?
Se il 2012 arriverà e se ne andrà senza nessun cambiamento?"
Margaret KillJoy

In questo delizioso pastiche escatologico, Mike Judge (noto ai più per essere l'autore del cartoon "Beavis & Butthead") preme sul pedale dell'acceleratore portandoci immaginare il mondo di oggi fra 500 anni. Nessuna singolarità catastrofica, nessun virus, nessun olocausto nucleare, solo il lento incedere della de-evoluzione dell'intelligenza umana.

Pubblicità e populismo anti-intellettualista hanno trasformato il genere umano in una distopica massa informe di (spassosissimi) imbecilli. Immaginate un Reich millenario governato dalla cricca delle tre B: Bush/Berlusconi/Bossi. ...Paura eh?

Orwell era un ottimista. L'apocalisse è già - - - - > QUI.

lunedì 2 maggio 2011

The Sinister Six «Outta Sight!» [1993]



Dopo l'ennesima sconfitta, il Doctor Octopus evade dalla prigione e chiama a raccolta tutti i supercriminali che hanno giurato vendetta all'Uomo Ragno. La proposta è quella di unire le forze e liberarsi una volta per tutte dell'odiato Arrampicamuri. All'appello rispondono Avvoltoio, Uomo Sabbia, Mysterio, Electro e Kraven. La ghenga di villains sarà conosciuta nell'universo Marvel come "I Sinistri Sei".

Personalmente credo che la scelta di un nome così cool dovrebbe essere sufficiente a convincere chiunque della grandezza di questa band, ma so che alcuni di voi pretendono dati più precisi. Ebbene, i Sinister Six vengono da Seattle, e suonano il garage-punk più selvaggio, sudicio e veloce di tutto il Northwest. Chi li ha visti dal vivo negli anni '90 li ricorda come una forza della natura.

Si scarica - - - > QUI

domenica 1 maggio 2011

Them Crooked Vultures «Them Crooked Vultures» [2009]


When 3 big shots of music get together it's hard not to quote them individually. Yet we'll try. Taken as a whole Them Crooked Vultures are a power trio making a sort of indefinite hard rock with virtuoso executions, exquisite choice of sounds, and a rhythm session that NEVER misses a beat.

Such a great amalgam comes from the long experience and refined taste of each of the band's member.

JPJ is a limey and comes from almost 50 years of great rock 'n roll. Dave Grohl is a sort of yankee Midas of music, and his compatriot Josh Homme has nonetheless defined a genre.

Wait a minute, something went wrong here, epic fail from ciotoni. Just enjoy the - - -> great music of Them Crooked Vultures.

sabato 23 aprile 2011

Suicide «American Supreme» [2002]


Per comprendere il lavoro dei Suicide è necessario pensare al duo Vega/Rev come a una entità sciamanica, un medium tra noi tutti e lo spirito della città di New York.

Il rituale Suicide prende vita in una sporca traversa della metropoli. Arriva alla trance con la sintesi del principio attivo della forma-canzone pop: il chorus, proposto ossessivamente fino alla catatonia. Suicide diventa la voce olografica dello sprawl post-industriale, un poltergeist televisivo, la luce intermittente dei neon impazziti. Il medium Suicide consente la comunicazione con il regno dei morti e con gli antenati (Elvis Presley, i Velvet Undergound). Allo stesso tempo, la creatura Suicide incarna forze più selvagge e ancestrali; arriva per spaccare tutto, come King Kong fra i grattacieli.

 
Vega e Rev in una invettiva contro l'uomo bianco :)

L'album in questione, registrato subito dopo l'11 Settembre 2001, si aggira nella desolazione di Ground Zero giocando con le macerie. Il risultato è una creatura bastarda, che mescola ritmiche hip-hop ("Televised Executions", "Wrong Decisions"), sonorità elettro-vintage ("Child, It's A New World"), frenesie techno ("Swearin' To The Flag", "Death Machine"), funky al Ritalin ("I Don't Know") e sinistri scherzi industrial ("Disney, Dachau, Disco").

Si scarica - - - > QUI

(via http://bravojuju.blogspot.com)

domenica 17 aprile 2011

The Barracudas «Drop Out» [1981]



The principle of heterogenesis of purpose is powerful and unpredictable. It refers to the unintentional consequences of intentional actions. Imagine a US mid-westerner who is concerned for the future of his offspring, votes Republican at the presidential elections on the base of that concern, only to elect G.W. Bush who will send his son to die in a bloody oil war. That's the scary side of it.

In my case, it helped me discover an awesome band. Last summer i was at a music festival in a small hilltop village. It was getting rather windy and kind of cold, and my 2-year old daughter was shivering in her pushchair. I had to do something. Then i bumped into a T-shirt stand run by a middle-age couple of frikkettoni, the Italian word for hippies and tree huggers.

I was immediately attracted by a striking purple T-shirt with a yellow print of a long fish and the words The Barracudas. It was love at first sight. The vendors complimented me for my choice (they were talking bout the music), and i wore the T-shirt straight away, covering my daughter with the long-sleeved shirt i had on until then.

As soon as i got the chance i googled the name of the band, to discover they are the epitome of the most laid back subgenre of rock and roll: surf punk. Gone the NO FUTURE attitude of the late seventies, surf punk is all about getting the most out of here and now. Summer Fun is the opening track of the album and the most famous hit of the band. I think that says it all.

Try and have some - - - > fun, no matter what you do.

Via http://best-keptsecrets.blogspot.com      

domenica 10 aprile 2011

Max Tannone «Mos Dub» [2010]


In his seminal essay Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, the esteemed philosopher and scientific stoner Walter Benjamin explained how technology liberated arts. The mere fact of being duplicable virtually to the infinite, got rid of the fastidious aura of uniqueness that every piece of art previously had, and that ultimately made it one of the tools of The Man. Reproducible art, on the contrary, belongs to the people.

New York-based DJ and producer Max Tannone, like other mashup artists, has taken this lesson to a further level. He makes new art by combining existing artifacts in a new, unique way. In his Mos Dub project the lyrics of rapper Mos Def are laid on a groovy soundscape of unmistakable reggae rhythms even non-rastafarians will recognise.

And being a true Benjaminian, Max delivers it for free, because that's what the people want. Check it out - - - > here,

sabato 9 aprile 2011

Il Grande Silenzio - di Sergio Corbucci, 1968


"Il Grande Silenzio" è uno spaghetti western imperdibile.

Basato su una vicenda realmente accaduta durante la storica bufera di neve che ha colpito il sud degli Stati Uniti durante l'inverno del 1899, il film si svolge in un paesaggio quasi irreale, immerso nella neve.

Il rigido inverno ha portato fame e privazioni nel piccolo villaggio di Snowhill, Utah. I più poveri iniziano a darsi a piccole ruberie per sopravvivere. Divenuti fuorilegge, sono costretti a nascondersi nelle montagne. Silenzio (Jean Louis Trintignant), è un velocissimo pistolero muto che ha deciso di difenderli da una banda di spietati Bounty Killers capeggiati dall'infame Loco (Klaus Kinski).

Impressionante la cura di ogni particolare da parte del regista Sergio Corbucci: ambientazioni, fotografia, dialoghi, personaggi, tutto si mescola alla perfezione per dipingere un cupo affresco di violenza e malvagità.

"Tutto secondo la legge."

Download (DivX, in Italiano) - - - - > QUI
Streaming (DivX, in Italiano) - - - - > QUI
Colonna Sonora di Ennio Morricone - - - - > QUI (via sleazylistening.blogspot.com)

venerdì 8 aprile 2011

The Fiery Furnaces «EP» [2005]


Teste di capra nel bancone dei formaggi, angeli con la barba e parate di pupazzi in cartapesta. Dentro Ep dei Fiery Furnaces ci trovate un po' di tutto, proprio come nell'incipit strambo di Tropical Iceland, la canzone più "catchy" di questo album. Un po' Frank Zappa, un po' Beatles, la famiglia Friedberger (il gruppo è composto da fratello e sorella) ci sa fare con accordi e arrangiamenti e riesce a frullare suoni sintetici, organi elettrici, backmasking e suoni a rovescio in una miscela dal piacevole retrogusto indie-pop. Anche se ascoltate senza impegno, vi ritroverete a fischiettare inconsapevolmente qualche motivetto sotto la doccia il giorno dopo. Non per niente Evergreen è considerata una delle 50 migliori canzoni dello scorso decennio...

Fischiettatela -----> qui

mercoledì 6 aprile 2011

Reverend Peyton's Big Damn Band «The Wages» [2010]


Il trio del Reverendo Peyton viene dalle campagne infuocate di Brown County, Indiana. Suona un rozzo e ballabile blues-country che sarebbe piaciuto sia al vecchio zio Jesse di Hazzard che al punkabbestia che pascola i cani nell'asfalto sotto casa tua.
Dall'America profonda, quella delle pulsioni reazionarie e isolazioniste, il Reverendo porta i suoi cento chili e passa in giro per il mondo sbattendosene delle tradizioni e reinventando la storia dalla quale proviene. Hanno diviso il palco coi Pennywise, ma suonano l'asse da legno per lavare i panni. Una lezione di stile e ritmo al fulmicotone: fienili infiammati, grigliate sotto le stelle e gonne a quadrettoni.

Ascolta il sermone del reverendo ---> QUI
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...