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lunedì 10 ottobre 2011

Ry Cooder «Pull up some dust and sit down» [2011] VS Mariachi El Bronx «II» [2011]

Nella migliore tradizione dei soundclash di Ciotoni, eccovi servito un duello a colpi di chitarre latineggianti, tradizioni rivisitate e fottuto rock'n'roll. Sono due dischi usciti negli ultimi mesi di questo 2011.
Giusto il tempo di mandare giù un cicchetto di torcibudella e cominciano i combattimenti. Volteggia in aria la monetina, un quarto di dollaro per decidere chi salirà prima sul palco.
E' croce. Avanti il primo.



Ad aprire il contest ecco Ry Cooder, vecchia volpe della slide guitar. Molti di voi lo ricorderanno per la colonna sonora d«Paris, Texas», cui hanno fatto seguito le collaborazioni coi Rolling Stones e - più di recente - una trilogia sulla storia sotterranea della California. Potete giurarci amici, quel vecchio satanasso del buon vecchio Ry, mi prenda un colpo, è cieco di un occhio ma che ha la vista lunga. E sforna questo album, un concept dedicato alla crisi che attacca i banchieri («Almeno Jesse James non prendeva le case alla gente»), lesuona agli speculatori e rivendica il potere per i Nostri (il brano dal titolo «John Lee Hooker for president» è tutto un programma).

Ascolta e giudica «Pull up some dust and sit down» ---> QUI 



Ma passiamo agli avversari. Servirebbero tutte le botti del reggimento di stanza a Santa Fe per dissetare questi maldidos... Peste! I nostri sfidanti sono giovani, sfrontati e ridanciani. Ecco che arrivano agitando i loro guitarones e strisciando gli stivaloni sulla dannata polvere di questa terra bruciata dal sole.
Sono i Mariachi El Bronx. Fino a qualche anno fa suonavano hardcore in quel di Los Angeles, poi si sono convertiti sulla via di Tijuana e hanno preso a suonare musica mariachi, con rispetto e voglia di sperimentare. Questo è il loro secondo album (del primo disco abbiamo già parlato qui). Hanno fatto progressi e si sono ormai impadroniti del genere. 

                                 Descargas «Mariachi El Bronx II», Cabròn! ---> AQUI


mercoledì 6 aprile 2011

Reverend Peyton's Big Damn Band «The Wages» [2010]


Il trio del Reverendo Peyton viene dalle campagne infuocate di Brown County, Indiana. Suona un rozzo e ballabile blues-country che sarebbe piaciuto sia al vecchio zio Jesse di Hazzard che al punkabbestia che pascola i cani nell'asfalto sotto casa tua.
Dall'America profonda, quella delle pulsioni reazionarie e isolazioniste, il Reverendo porta i suoi cento chili e passa in giro per il mondo sbattendosene delle tradizioni e reinventando la storia dalla quale proviene. Hanno diviso il palco coi Pennywise, ma suonano l'asse da legno per lavare i panni. Una lezione di stile e ritmo al fulmicotone: fienili infiammati, grigliate sotto le stelle e gonne a quadrettoni.

Ascolta il sermone del reverendo ---> QUI

venerdì 1 aprile 2011

Morphine «Good» [1992]



Mark Sandman's trio started its post-blues experiment back in the early 90s with a minimal, quite unusual line-up (custom 2-string slide bass, saxophone and drums) and kinda strange lyrics. Take for instance, the words of «you speak my language»:

Everywhere I go no one understands me / They look at me when I talk to them
And they scratch their head / They go, "What's he trying to say?"

But you… you speak my language / But you… you speak my language / Yes!

Kabrula kaysay Brula Amal amala senda Kumahn Brendhaa! / Kabrula kaysay Brula Amal amala senda Kumahn Brendhaa! / Kabrula kaysay Brula Amal amala senda! / Kabrula kaysay Brula Amal amala senda! / Kumahn Brendhaa! / Kumahn Brendhaa! / Brendhaaaaaaaaa! / Yeah!


...Aint' t that just brilliant?

What we're dealing with here is classic blues themes (love, gambling, death), treated with style and irony. The music sounds just as good: after the first two slow, jazzy numbers, a whirling groove kicks in, keepin' you high throughout the entire album. And then -believe me- you'll just want to play it all over again. Morphine's LP debut is sweet and dizzy, just like the scent of burning opium.

Less is more, and feels - - - - > Good

lunedì 21 febbraio 2011

Barbagallo «Floppy Disk» [2009] VS The Legendary Tiger Man «Femina» [2009]

Il nostro primo soundclash vede di fronte due dischi diversissimi, accomunati però da un modo personalissimo di suonare la chitarra, dall'uso dell'inglese come lingua franca, e dal fatto di essere usciti entrambi nel 2009.

C'è qualcosa di squisitamente europeo nella condizione di bluesman solitario in questi tempi così incerti. Barbagallo è siciliano, TLTM aka Paulo Furtado viene da Coimbra, Portugal (si, proprio come il taxi di F. Salvi): entrambi sono alla ricerca di un posto nel mondo del pentagramma, nell'attesa che Scaruffi si accorga di loro.

Serio, compìto, ma nondimeno visionario il sound di Barbagallo, che nel suo «Floppy Disk» alterna riff dilatati e psichedelici, in uno stile che a volte ricorda il miglior Ben Harper e altre richiama il Syd Barrett dei tempi d'oro.


The Legendary Tiger Man è personaggio certamente più pop, ma solo gli elitari lo prendono come un insulto. Il suo «Foemina» è zeppo di cover gustosissime e ospitate eccellenti, a cominciare da Asia Argento de noantri.

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